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Google toglie le directory dalle sue Guidelines

Alcuni giorni fa Google ha aggiornato le sue Guidelines per i Webmasters, eliminando (per il momento solo dalla versione inglese) le righe relative alla necessità di avere link rilevanti da altri siti verso il proprio e all'inclusione del sito nelle principali directory quali Dmoz e Yahoo!, modifiche che (soprattutto la seconda) hanno subito acceso il dibattito all'interno della community SEO/SEM per i loro effetti sulle future strategie di posizionamento nei motori di ricerca.

Nella versione italiana, la riga in questione rimane e recita così: “Segnala il tuo sito alle principali directory, quali Open Directory Project e Yahoo!, così come ad altri siti specializzati in settori specifici.”

Sebbene non coincida con un'implicita raccomandazione ai webmaster di evitare tali directory per aumentare il traffico verso i rispettivi siti (come si è potuto leggere su alcuni commenti ai post nei vari blog che si sono occupati della questione), si tratta pur sempre di un significativo cambiamento di rotta rispetto all'importanza data in precedenza al valore dei link di Yahoo! e della piattaforma ODP (Open Directory Project).

Google Guidelines prima
Prima

Google Guidelines dopo
Dopo

John Mueller (Webmaster Trends Analyst at Google Zurich) dà una spiegazione che può essere sintetizzata così: “La riga è stata rimossa per evitare che i webmaster forzino altri siti a linkare verso il proprio: pur incoraggiando l'utilizzo di link esterni, Google ritiene di non dover includere questa prassi fra le sue linee guida, deve essere insomma una libera scelta”.

Questa insomma la versione ufficiale, ma qualche dubbio rimane. Può essere benissimo che Google voglia puntare sulla valorizzazione dei contenuti per quel che riguarda la rilevanza di un sito e per questo giudichi i link provenienti da altri siti (in particolare dalle directory in questione) come superflui ai fini di un reale incremento di popolarità e Pagerank.

Un'altra possibile spiegazione è che Google non volesse più favorire il competitor Yahoo! alla luce delle richieste di pagamento per l'iscrizione alla sua directory, rendendo in tal modo necessario anche il “sacrificio” di Dmoz.

D'altra parte, sono in molti a lamentare il fatto che l'iscrizione alla directory ODP non riesca più a portare vantaggi come faceva un tempo, a causa della mancanza di categorie aggiornate e soprattutto della mancata comprensione degli sviluppi avuti dal web negli ultimi 5 anni.

L'inclusione del proprio sito su Dmoz conserva tuttora una certa utilità considerando il fatto che oltre a ottenere il link da questa directory è possibile generarne molti altri in breve tempo, qualora altre directory replichino gli archivi di link e di categorie resi periodicamente accessibili dalla piattaforma open-source (anche se non è da sottovalutare il rischio di duplicazioni nei casi in cui l'archivio venga copiato senza l'aggiunta di nuovi contenuti, con conseguente perdita di rilevanza del link stesso).

Per questo può essere altrettanto plausibile che Google consideri i link dalle directory come Dmoz (ma anche la stessa Yahoo!) una soluzione vecchia e ormai superata dai più moderni aggregatori di contenuti, soprattutto quelli che consentono agli utenti di esprimere pareri sull'effettivo valore di una pagina.



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